Yee Gee Kim Yeung Ma 2

La posizione Yi Ji Kim Yeung Ma [二字拑陽馬] (o Yee Gee Kim Yeung Ma, etc., come sempre tanti modi di scrivere la stessa cosa) è la posizione principale del Wing Chun Kuen, quella che si studia sin dalla prima lezione. Solitamente la definiamo ‘neutra’, perché non prende alcun angolo d’attacco rispetto all’avversario.

Nella federazione EWTO la definirono con l’acronimo I.R.A.S. (Internal Rotating Aductional Stance), per dare un tocco tutto inglese al sistema… Eppure si tratta di una posizione che ha una funzione molto importante per le fondamenta del sistema, per quanto riguarda l’equilibrio, la struttura ed il potenziamento del Qi.
La posizione va impostata correttamente con il baricentro abbassato e con le ginocchia leggermente flesse, la posteroversione del bacino (in sostanza le ultime 3-4 vertebre devono essere proiettate in avanti) e la testa che punta verso il cielo, in modo da allungare la colonna vertebrale (verticalizzazione), generando stabilità e radicamento al suolo.
La schiena rimane sempre su di uno stesso asse, senza piegarsi, le spalle sono rilassate (quindi “cadono” verso il basso – Lok Bok – con una leggera rotazione in avanti), le scapole sono arrotondate con i dorsali in estensione, per non avere la tensione sulle spalle. Ovviamente i gomiti affondano (Cham Jarn) ed il petto è ‘sgonfio’ (Ham Hoon).
Le gambe sostengono il peso equamente poggiando su tutta la pianta del piede, con leggeri spostamenti di peso tra tallone ed avampiede, di volta in volta. I piedi sono posti ad una larghezza di poco superiore alle spalle, che il praticante personalizzerà in base alla sua corporatura, con la sequenza di movimenti che  comunemente viene chiamata Hoi Ma. I piedi sono leggermente rivolti verso l’interno, hanno quindi una leggera convergenza delle punte.
Si parte da una posizione eretta con i piedi quasi uniti (non appiccicati!) e la testa dritta con il mento che spinge leggermente indietro (per permettere la verticalizzazione della colonna vertebrale), le braccia sono nella posizione classica Sao Kuen (pugni raccolti).
Quando si flettono le gambe è importante non mandare le ginocchia troppo in avanti. Un metodo per controllare l’esatta posizione potrebbe essere quello di chinare il capo in avanti e guardare i piedi: se le ginocchia sono troppo piegate in avanti non si riescono a vedere nemmeno le punte. In questo caso bisogna spostare il peso all’indietro, in modo da garantire una corretta visualizzazione dei piedi, garanzia di una buona posizione.

Quando ci abbassiamo, la colonna scende verso i talloni – tranne le ultime vertebre, come dicevamo prima -.

Senza modificare l’altezza della posizione, cioè mantenendo gli angoli creati dalla flessione delle gambe, aprire le punte dei piedi senza spostare i talloni, fino a formare un angolo di retto tra i talloni (ovviamente qui parliamo di una situazione standardizzata). Presa come centro della seconda rotazione la punta del piede, aprite i talloni, non modificando la posizione delle gambe; quanto allargare? Diciamo che una posizione più comoda e più efficace dovrebbe essere con i piedi quasi paralleli, per intenderci, ma con le punte lievemente convergenti al centro.
Durante l’esecuzione dei movimenti, ricordate di stringere gli adduttori e focalizzare l’energia sui bicipiti femorali, in modo da conservare la stabilità ed il radicamento in ogni cambiamento della struttura. Nella posizione base, però, non deve mai esserci rigidità, ma bisogna avere il busto ben collegato con il bacino e le giunture che rispondono agli impulsi opposti, senza mai “bloccare” le articolazioni e la muscolatura. Le posizioni sono sempre fluide, mai statiche. Anche quando si sta fermi, in realtà, si oscilla lievemente.
La posizione Yi Ji Kim Yeung Ma – ogni studioso della postura può confermarlo – è antifisiologica, se non praticata nel modo giusto. Non sarebbe stata presente in uno stile come il Wing Chun Kuen di Shaolin (del Sud) che racchiudeva anche il sapere medico dei Monaci. Su quella posizione ci sono varie ipotesi. C’è da precisare che sono esclusivamente ipotesi derivate da alcune deduzioni mie, in relazione a qualche scambio di battute e di conoscenze con altri praticanti dello stesso avviso.

C’è chi la attribuisce al Gran Master Tang Yik (ricordate il Dai Duk Lan?), che avrebbe fatto uno “scherzo” al Gran Master Yip Man propinandogli una posizione forzata che lo bloccasse nei movimenti. Altri pensano che questa posizione sia stata introdotta ancora prima, per bloccare i ribelli e per poterli sempre tenere sotto controllo. Altri ancora che sia stata utilizzata dallo stesso Yip Man per non insegnare il corretto footwork a tutti gli studenti…

È tradizione, in Cina, introdurre movimenti e posizioni sbagliate per mantenere la supremazia del lignaggio diretto rispetto agli studenti comuni: in un’epoca dove l’esperto di Kung Fu era il capovillaggio, lo sceriffo ed il giudice, era normale che le famiglie fossero gelose del proprio Kung Fu che garantiva loro uno status privilegiato. Un’altra ipotesi affascinante è che quella posizione a piedi convergenti viene usata nel Qi Gong per sviluppare un’energia esplosiva, un’energia poco raffinata, ma molto utile nell’addestramento del ribelle che doveva andare contro le truppe regolari con una formazione parziale. Che si creda o meno agli effetti della Medicina Tradizionale Cinese una cosa è certa: i Monaci ed i ribelli ci credevano perciò non mi stupirebbe l’introduzione di questa posizione per “caricare” i ribelli.

Al di là della sua tradizione, per me rimane fondamentale lo studio di questa posizione, sia per la postura, sia per lo sviluppo della forza della catena cinetica che parte dai piedi e passa dalle gambe, sia perché in alcuni momenti del combattimento diviene fondamentale. Non parliamo poi del fatto che nel combattimento, se perdiamo di vista solo un istante il radicamento a terra si finisce per terra.

Il corpo umano, nella sua struttura fatta di muscoli ed ossa, può essere ricondotto ad un insieme di “carrucole e cavi”. In merito alla posizione neutra ed alla maniera di “scaricare la forza a terra”, io sostengo che i piedi debbano rimanere quasi paralleli, le gambe leggermente flesse, il bacino libero da qualsiasi tensione (seppur leggermente posteroverso) e i muscoli adduttori debbano esercitare una rotazione verso l’interno, senza che ciò accada “visivamente”: sono sensazioni interne. Potremmo dire di stringere le gambe “come se tra le ginocchia ci fosse un cuscino d’aria che spinge all’esterno”.
Bisogna allenare la giusta “tensione” muscolare che ci permette di “schizzare in avanti”. Quando ci esercitiamo nel Poon Sau, per esempio, se il compagno ritira indietro le mani o fa un passo indietro, dobbiamo seguirlo con tutto il corpo, eseguendo un passo. Se non resto lì impalato è proprio perché ho i muscoli in “tensione” (che non vuol dire rigidi o contratti). Per permettere questo, la posteroversione del bacino deve essere lieve. Semmai, se proprio volete estremizzare inizialmente la postura, sbloccate completamente le anche eseguendo degli “8” e degli “0”, come se foste su una pista da ballo di salsa…un consiglio pratico eterodosso, ma molto utile.
Alcuni punti su cui mi preme insistere: raddrizzare – nel senso di rendere diritta – la colonna vertebrale, eliminando le curve fisiologiche, è utile per scaricare la forza fino al suolo; infatti, se immaginiamo un bastone diritto, lo “puntiamo” al pavimento in maniera verticale e ci poggiamo sopra, esso sopporta il carico, che andrà a finire/scaricarsi sul pavimento; se il bastone presenta una curva, il peso andrà a gravare interamente sul punto medio della curva (centro dell’arco); se la sezione del bastone è sufficiente esso regge, altrimenti lo stesso si spezzerà in prossimità della curva stessa, a dimostrare di dove si và a concentrare il carico; ciò significa che con la presenza di una (o più) curve il vettore della forza cambia direzione e, anziché andare diritto al pavimento, si concentra nell’arco che è costretto pertanto a reggere tutto il carico. Ciò significa che non bisogna stare sempre nella posizione dell’arco, ma che bisogna utilizzarla solo quando si riceve una forza dirompente, che tende a distruggere il nostro equilibrio.

Le curve presenti nella colonna vertebrale sono una conseguenza dall’evoluzione dell’uomo, sin da quando ha assunto la posizione eretta; i quadrupedi non hanno bisogno di una colonna vertebrale curva. Dunque, le stesse sono una conseguenza naturale della forza di gravità; se così si sono formate è perché la natura e l’evoluzione ha ritenuto questo il modo più opportuno di non far gravare alcun carico sull’apparato scheletrico, ma di concentrarlo verso il suolo (in fondo la forza di gravità ci tira verso il basso).

Quindi se la struttura della colonna con le curve funziona con la forza di gravità, lo stesso vale per qualsiasi altro “peso” che la stessa deve sopportare, a meno che non ci sia una forza, un urto, che cercano di spezzare l’assetto naturale. Un attacco di un avversario è un urto, una forza, ragion per cui è nostro dovere utilizzare la posizione ad arco per rispondere a questo attacco.

È irreale pensare di scaricare la forza al suolo semplicemente lungo l’apparato scheletrico in quanto non è possibile scindere apparato scheletrico da apparato locomotore (muscolare); i muscoli sono sempre attivi e giocano il loro ruolo importante. Se non li si usassimo la schiena si affloscerebbe; nel gesto di eliminare le curve della colonna vertebrale si mettono in tensione dei muscoli e questo và a discapito della flessibilità della colonna stessa, che pertanto ne risulta “bloccata”. Ecco, questo è un errore che non dobbiamo commettere. Proprio per questo dobbiamo sempre lasciare il petto ‘sgonfio’ non irrigidendo i muscoli pettorali ed utilizzando nella maniera adeguata i muscoli dorsali.

Per quanto riguarda gli ideogrammi utilizzati tradizionalmente per rendere l’idea della posizione, 二字拑陽馬, possiamo notare come sia una notazione comune anche all’Hung Gar (stile molto vicino al nostro). Vediamo gli ideogrammi ad uno ad uno.

二 [èr] rappresenta il numero due. Fate caso al fato che le linee sono parallele, ma quella superiore è più breve. 二 [èr] è anche il settimo dei 214 radicali del cinese. In cantonese viene scritto di solito come /Yih/ (diciamo che l’acca prolunga la vocale, per intenderci, ecco perché lo scriviamo anche /Yee/, per esempio).

字 [zì] significa proprio il carattere scritto, il carattere cinese (汉字). 子 [zǐ], un bambino, sotto un tetto (宀),  che studia come si scrive, ecco l’origine di 字 [zì]. Infatti la parola 字 [zì] è parente stretta di 子 [zǐ], il bambino, il ragazzo. In cantonese è /Jih/.

拑 [qián] significa ‘mantenere con le molle’ oppure ‘tenaglie’, ‘pinze’ o ‘morsetti’. Deriva da 手 [shǒu], la mano, e da 甘 [gān], un ‘dolcetto’ – infatti rappresenta una bocca con dentro qualcosa di dolce -. Etimologicamente è la stessa parola di 钳(鉗) [qián], ‘tenaglie’, ma esprime meglio l’idea dello stringere. In cantonese è /Kihm/.

陽 [yáng] lo abbiamo visto ieri.

馬 [mǎ], lo sappiamo, è il ‘cavallo’ o il cavalcare. Ha una forma semplice che è 马 e rappresneta proprio un cavallo. In cantonese è /Mah/.

Possiamo quindi pensare di tradurre la posizione come “stare in posizione come l’ideogramma due, stringendo saldamente le tenaglie”. Se al posto di 陽 [yáng] mettiamo l’ideogramma della capra – come fa anche SiJo Leung Ting -, come visto ieri, la traduzione diventa “stare in posizione come l’ideogramma due, stringendo una pecora”, più o meno. Può cambiare molto il senso? Se è vero che nel nome ci sono già le spiegazioni riguardanti lo scopo di una tecnica, anche qui dovremmo trovare questi elementi e discuterli.

Pensiamo alla capra. Se la stringiamo troppo muore. Se la stringiamo troppo poco scappa. La capra scappa o muore anche se la stringiamo male, cioè con una tensione statica, morta, non dinamica. Si deve stringere una capra, non un pezzo di legno. La capra è viva, si muove, si dimena, quindi le nostre tenaglie (le gambe) devono essere in un giusto equilibrio, vivo, dinamico e pronto a qualsiasi movimento.

Che si pensi a stringere una capra o a stringere le tenaglie, in definitiva, è importante relativamente alla funzione della posizione, che serve per costruire un cavallo forte, una struttura robusta. In alcune famiglie l’ideogramma due viene visto orizzontalmente, come se stesse a rappresenzare piedi e spalle, guardando il corpo frontalmente, con i piedi un po’ più larghi delle spalle. Andrebbe comunque benissimo per la costruzione di una buona posizione

Possiamo immaginare il pastore che tiene una pecora tra le gambe per tosarla. Non deve stringere con troppa forza le ginocchia tra di loro, ma abbassarsi, risparmiando ed ottimizzando la forza.  Non stringere le ginocchia l’una verso l’altra fa in modo di usare sempre le ginocchia in asse con i piedi, evitando di sollecitare troppo l’articolazione delle ginocchia, rischiando di ledere qualcosa.

Ciò che la posizione esercita è l’abbassare il baricentro, utilizzando le gambe come strumenti di stabilità ed equilibrio, stringendo gli adduttori per radicarsi al terreno. Raggiungiamo quindi una posizione con gambe flesse (per la stabilità) con ginocchia lievemente convergenti, ma sempre in linea con i piedi.

La stabilità della posizione è fondamentale nel Wing Chun Kuen, perchè nel combattimento a distanza ravvicinata bisogna studiare dei metodi per reagire a trazioni, spinte e forti sollecitazioni senza volar via. La famosa tensione tra le ginocchia si genera naturalmente quando flettiamo le gambe nella posizione che stiamo studiando. Le ginocchia creano una tensione per conseguenza dell’avvicinamento, dovuto alla flessione e all’angolo che hanno le gambe, ma la forza è muscolare, degli adduttori.

Riassumendo il concetto, possiamo dire che la stabilità della posizione deve essere raggiunta utilizzando le gambe come ammortizzatori, facendo in modo che le ginocchia rimangano sempre all’interno della base. Per il raggiungimento di questa stabilità, il nome della posizione offre un altro spunto, la forma dell’ideogramma .

La forma si individua nella parte inferiore del corpo sia in verticale che in orizzontale. La parte verticale dsi vede in piedi e ginocchia. Sta ad indicare che la distanza dei piedi deve essere maggiore di quella tra le ginocchia, per avere maggiore stabilità. La parte orizzontale è quella dei piedi. I talloni sono sulla linea maggiore, le punte sulla linea minore. La mia posizione contempla quindi i piedi lievemente convergenti. Ovviamente questi lo sono perché la posizione dele ginocchia è tale (cioè convergente), per mantenere il naturale allineamento osteo-articolare.

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