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Strategie

Per il praticante di Wing Chun la parola strategia dovrebbe essere molto importante, ma, spesso, essa si riduce al solo “contro attacco”, cioè all’attesa della mossa dell’avversario. Eppure abbiamo una cultura cinese ormai millenaria che ci insegna ad utilizzare le varie Mau Gung (謀攻), le strategie di attacco: basti pensare all’Arte della Guerra di Sūnzǐ (孫子兵法) oppure al testo “I 36 stratagemmi”, nuovamente edito in italiano a cura di Gianluca Magi, per esempio.
Leggendo questi testi viene il sospetto che la bellissima Arte del Wing Chun Kuen sia arrivata monca qui da noi, perché pare che sia funzionale soltanto nella corta distanza, a contatto e, soprattutto, come risposta agli attacchi dell’avversario. Eppure sappiamo bene che non è così, visto che ci sono parecchi lineage che studiano la lunga distanza, la presa di contatto, il corpo a corpo (grappling), la media distanza (quella dello striking), la fuga e l’inseguimento dell’avversario.
I punti cardine della strategia dovrebbero essere anzitutto tre: attenzione, adattabilità e fermezza. Mi sembra importante il punto sull’attenzione, perché spesso è unidirezionale, può essere diretta solo in un’unica direzione alla volta. Nonostante la velocità di movimento ci possa indurre ad altre conclusioni, un’attenta osservazione sull’attenzione del praticante durante il combattimento non lascia spazio a dubbi: esistono vari livelli di attenzione non cosciente, come l’attenzione meccanica o l’attenzione automatica, che sono supporti essenziali all’attenzione cosciente. Il primo lavoro da fare se si vuole avere una chiarezza mentale sulle strategie da adottare è l’attenzione. La concentrazione sullo spazio circostante può essere il primo passo.

Una questione importante per capirci è anche avere bene in mente la differenza tra strategia e tattica. La  strategia rappresenta le considerazioni globali di un problema che devono coniugare gli obiettivi politici con gli obiettivi militari La tattica è l’ottimizzazione delle formule per applicare la suddetta strategia. Per ciò che si riferisce all’artista marziale le considerazioni globali si devono intendere come lo sviluppo dell’attitudine. Per tal motivo, nel combattimento o nell’azione la riflessione e l’atto devono essere una cosa sola. Questo perché l’artista marziale deve incorporare in se stesso la perfetta attitudine come la maggiore delle strategie.

Sul modello della perfetta attitudine, i Maestri hanno elaborato differenti formulazioni, sebbene si possano trovare spazi comuni ed elaborare, di conseguenza, le seguente sintesi: attenzione (atteggiamento sveglio e rilassato); adattabilità (non avere schemi d’azione rigidi, flessibilità, trarre il massimo da qualsiasi circostanza, etc.); fermezza (temperamento, serenità, decisione, etc.). Anche se la maggior parte delle Scuole è concorde nel definire queste virtù come le più adeguate, in alcuni stili si insiste su di altre che hanno a che vedere più con le peculiarità culturali che con la ricerca di un modello di sistema efficace. La maggior parte dei Maestri è concorde nel sostenere che la formula ideale è quella che presenta una struttura resistente con funzioni duttili.

Questa capacità di resistenza della struttura deve risiedere in un centro forte e stabile: finisce per essere la condizione indispensabile affinché l’adattabilità possa avere luogo. La maggior parte dei sistemi la distinguono chiaramente dalla rigidità, che rende il corpo e la mente totalmente passivi, in attesa degli eventi. Con una buona struttura e con un centro forte e stabile si può pensare di rapportarsi all’altro senza il timore di essere spazzati via.

È la serenità, il temperamento dello spirito ed il corpo del praticante quello che ci interessa. Da questi tre elementi proviene il prudente utilizzo della bravura, il naturale contenimento dell’energia, che traspare e si manifesta nel potere che fluisce, che emana dalla presenza del praticante. Lo sviluppo di queste virtù è una delle conquiste dell’allenamento cosciente dell’atleta; un allenamento che richiede sia l’azione che la riflessione critica sul proprio lavoro.

L’ottimizzazione dell’attenzione consiste nel concentrarsi in un punto che agirà come referente e che permetterà di liberare l’attenzione cosciente affinché si mobiliti rapidamente dove può essere richiesta. Esempi per l’applicazione di questa formula li possiamo sin dalla Siu Nim Tau, nella quale si raccomanda di fissare lo sguardo orizzontale, per poter avere una visione d’insieme (anche periferica) del corpo dell’avversario – ovviamente dopo il proprio, allo specchio -.

Pensiamo alle armi da taglio: non bisogna prestare attenzione alla punta, ma all’impugnatura, poiché questa indica la possibile direzione degli attacchi, etc. Si rischia, altrimenti, di guardare il dito e non la luna… Per ciò che concerne l’adattabilità, possiamo constatare che tutti gli stili tendono a sottolineare la sua importanza, alla sua applicazione, le distanze crescono in maniera particolare.

Il fatto di non avere schemi d’azione rigidi entra, in molti casi, in contraddizione con l’applicazione eccessivamente rigida delle formule che ogni stile prepara per reagire di fronte alle differenti possibilità di difesa-attacco, anche se l’adattabilità, in questo caso, si può interpretare più come un’attitudine o una disposizione dello spirito del praticante che gli permettono di trarre il massimo da qualsiasi circostanza si presenti. 

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