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Psicologia e Arte Marziale

La formazione marziale è un cammino lungo e costante nel tempo, che possiamo paragonare ad un’altalena, se osserviamo le improvvise accelerate e gli inattesi rallentamenti: può durare anche tutta una vita. È come una lunga escursione, il cui panorama cambia continuamente sec­ondo il livello d’ascesa. Colui che pratica le Arti Marziali, coinvolgendo in eguale misura corpo e mente, avrà ripetutamente l’occasione di scoprire continue novità in se stesso, grazie alla pratica e all’approfondimento di un’Arte che, prima ancora di essere un’attività fisica, è una disci­plina di vita.

L’Arte Marziale, infatti, in qualunque disciplina si esprima, è in primo luogo un sistema di vita ed occa­sione di formazione alla vita stessa. È qualcosa che por­tiamo sempre con noi, anche – o soprattutto? – fuori dai contesti d’allena­mento. È per questo che la formazione marziale, se con­dotta con criterio e cura, non può limitarsi all’apprendi­mento sterile di un elenco di tecniche, utile solo a gratifi­care un bisogno di collezionismo insoddisfatto, deve piuttosto consentire la crescita psicologica e fisica dell’indi­viduo, utilizzando come strumento formativo il movimento. Esso, infatti, sintesi dell’espressione fisica ed emotiva (psicosomatica) dell’essere umano, è il veicolo attraverso il quale l’Arte Marziale, come l’arte psicoterapeutica, pro­nuove l’evoluzione creativa dell’individuo.

La valorizzazione delle qualità psicosomatiche deile Arti Marziali, già note al mondo orientale, è oggi sostenuta e rinforzata in Occidente, dai recenti studi di psicologia dello sport, applicata alle Arti Marziali. Questi studi hanno messo in risalto il potere formativo e terapeutico delle Arti Marziali, garantito dalla specificità del loro metodo di for­mazione. Ad avvalorare tale tesi sono stati i risultati, inno­vativi e rivoluzionari, ottenuti dai recenti studi internazionali, che ogni anno vengono presentati al “Congresso della Federazione Europea d’Analisi Bioenergetica e Psicoterapia Corporea”.

Credo che da almeno dieci anni sia avvenuto un sostanziale e significativo cam­bio di rotta con lo scambio tra le due arti, marziale e psicoter­apeutica. Si tratta di uno scambio bidirezionale, perché non è più la psicologia che invade il settore marziale, ma finalmente anche l’Arte Marziale si propone in un contesto psicoterapeutico. L’Arte Marziale ha tutte le carte in regola per proporsi come soluzione di sostegno a ter­apie già avviate per i casi più complessi, mentre potrebbe divenire una nuova soluzione, in alternativa alla terapia “classica”, nei casi di nevrosi meno gravi e sufficiente­mente adattati alla realtà.

Un istruttore marziale che sia responsabile del proprio ruolo e consapevole che l’oggetto del proprio lavoro è “materiale umano”, sa bene di non poter prescindere da una formazione adeguata che vada di là dal diplomino, dalla magliettina o dalla cintura. La formazione marziale, per essere completa ed efficace, deve rispettare alcune condizioni specifiche: deve essere formativa e costante, cioè coinvolgere concretamente nel corpo e nella mente l’intero individuo ed avere cadenza costante nel tempo; deve promuovere la conoscenza, in termini psicologici e fisici, delle qualità e dei limiti d’ogni singolo individuo per ampliare le prime e superare i secondi; deve consentire, attraverso lo studio delle tecniche, la gestione di parametri psicosomatici quali postura, respiro e movimento energetico; deve analizzare in termini sia teorici sia esperenziali quali siano le doti utili ad un leader, secondo i contesti, i gruppi d’allievi e le doti d’ogni singolo istruttore; deve trasmettere i principi base dell’arte dell’insegna­mento ed informare sulle condizioni necessarie perché avvenga l’apprendimento.
Questi sono alcuni degli argomenti che dovrebbero essere alla base di un vero e proprio corso di formazione in psicologia del corpo per diventare istruttori d’Arti Marziali. Purtroppo in Italia questa componente è spesso lasciata in secondo piano, se non completamente rimossa dai corsi di studi. Secondo me, invece, rimane un punto forte da affrontare, soprattutto per una disciplina come il Wing Chun Kuen, dove la psicologia dovrebbe essere sempre messa in primo piano, visto che la si considera spesso un’Arte Marziale “da strada”, stando almeno alle pubblicità presenti sul territorio e su internet. Pensare di mettere in mano ad una persona decine di tecniche, senza lavorare sulla sua psicologia è folle.

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