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L’Impatto e l’Apprendimento

Vi invito a leggere e commentare l’articolo di questo mese dell’Amico Fabio Rossetti, che ringrazio anche per la costanza con cui collabora alla realizzazione di questo blog. Ci sono dei contenuti su cui molti non saranno totalmente d’accordo, ma questo ci permetterà di poterne discutere e confrontarci, in modo costruttivo. Grazie ancora Fabio!
Nella pratica un elemento importante è la capacità di imparare dall’impatto che si subisce ogni volta che si è sia soggetti attivi oppure passivi dell’azione che si svolge. 
Ciò vuol dire che l’apprendimento della capacità di veicolare energia (intesa come parola che racchiude in sé le altre: liberare, scaricare, scrollare, concentrare, disperdere, lanciare, direzionare, muovere, assorbire, far circolare, espandere, esplodere, fluire, stabilizzare, equilibrare, armonizzare, ed altre che esprimono l’energia secondo il simbolo del Tao, dell’unione di attività e ricettività nelle sue forme e manifestazioni) passa nel giusto ed equilibrato modo di apprendere in base a ciò che si fa. Nella pratica , per fare un esempio, quando si subisce il colpo si impara così: essendo rilassati e centrati, con presenza si ascolta, si osserva e si percepisce, quindi spontaneamente si vivono e si registrano in modo cosciente le energie che passano: un vero e proprio apprendimento in silenzio, dove si lavora sul corpo fisico, sul controllo emotivo scaturito dall’impatto e quindi le reazioni di vario genere, sul mentale come mantenimento della concentrazione: un lavoro quindi, sempre equilibrato che se messo a frutto diventa una qualità naturale. Praticando si impara. Allo stesso modo anche quando si colpisce si fa lo stesso lavoro e per quello è importante essere disciplinati, cooperare, collaborare, che sono elementi indispensabili che formano il modus operandi del ricercatore. Dare qui una descrizione dettagliata non è possibile, ci sarebbero troppi elementi da descrivere e si rischia, per il limite delle parole, di creare una visione frammentata e mentale che non aderisce e devia dal giusto percorso, nonché la trattazione sarebbe molto lunga poiché ricca di sfumature: l’esperienza diretta nella pratica svela e mostra in modo unitario ed unitivo, soprattutto senza parole ma in chiave intuitiva. L’impatto c’è comunque per una frazione di secondo, quindi i vari impatti, che siano contemporanei oppure uno per volta, sono momenti localizzati in aree del corpo, dove cercando di essere centrati e coscienti si vivono.
Praticando in questo modo si comincia ad imparare in modo olistico e progressivo, unendo il generale al particolare: usare gli occhi significa osservare e la differenza che c’è fra la vista periferica e quella focus è nel semplice spostare l’attenzione, che però non sia sbilanciata troppo verso l’una o l’altra: osservare è una cosa, spostare l’attenzione un po’ da una parte non significa perderla dall’altra. 
L’impatto abitua alle sollecitazioni, che hanno dei benefici enormi ma occorre precisare: bisogna tenere presente che il corpo, ricevendo quantità di energia enormi in poco tempo, come quando si subisce un colpo vero , subisce dei danni; alcune parti del corpo subiscono danni anche con poca energia ricevuta, quindi nella pratica si può arrivare a scaricare potenza anche con molta intensità, ma sempre sotto la soglia dei danni e con la conoscenza del dove, del come e del chi colpire : l’adattamento è la regola. 
Quando l’energia in vario modo va a segno pienamente e nel combattimento va a segno per neutralizzare, chi è colpito non ha possibilità di reazione: la capacità di veicolare energia è la regola. Ciò si sviluppa e si evolve con la pratica costante, con presenza ed attenzione, in modo progressivo, poiché per fare ciò vanno attivati gli strumenti naturali dell’essere umano e quindi poi si potranno utilizzare al massimo delle loro capacità. L’impatto come forma di conoscenza vera è nel ricercare, nel farlo senza alcun aspetto egoico né emotivo. Il lavoro su di sé è la regola, sia come calma e pace emotiva, sia come concentrazione e controllo mentale: essere centrati. Chi conosce in modo sufficiente l’energia, pratica con un modo che comunque è sicuro, poiché lavora con coscienza e conoscenza, con responsabilità e con attenzione, conoscendo pro e contra. Il rischio fa parte della natura dell’esistenza, ma non occorre cercarlo, quanto sapere che esiste, cercando di renderlo al minimo. 
Se ci si addestra nell’impatto occorre sapere che per sfondare un occhio è sufficiente poca energia, che i tessuti sono meno resistenti e che non bisogna colpire come un fabbro fa col pezzo di ferro il compagno di allenamento. Un colpo sul torace può essere fatto con una maggiore liberazione di energia rispetto alla gola, poiché il praticante deve avere una conoscenza del corpo come è fatto e come funziona, tenendo presente quanto scritto sopra. Il corpo può essere distrutto e si possono creare dei danni che arrivano fino a morire. La calma, lo studio e la progressività sono la regola. 
La tendenza del praticante sia verso la coscienza e faccia germogliare il seme della guarigione: veicolare significa soprattutto un impiego benefico dell’energia; il laboratorio sperimentale è se stessi; quanto di più bello e sacro c’è, di operare per aiutare qualcuno che ci chiede aiuto? Il Guerriero unisce l’aspetto marziale all’aspetto gioviale, intesi come modi di impiego dell’energia . Il primo è usato solo per necessità nel combattimento, che verte su un aspetto distruttivo e squilibrante verso chi si ha di fronte per neutralizzarlo; il secondo è la regola costante di ogni giorno. 
Il combattimento è considerato una extrema ratio, per quello l’energia marziale è usata in un certo modo: se non si realizza il principio del non esserci, se non si riesce a non combattere e quindi si entra nel combattimento inteso come incontro e scontro, dove uno neutralizza l’altro arrivando anche ad uccidere, allora l’energia marziale diventa distruttiva senza il suo fine: ricreare. 
Da ciò si parla del combattere solo per sopravvivere e per difendersi unendolo all’altruismo e al servizio per proteggere la vita soprattutto quando il forte, vigliaccamente, se la prende col più debole. 
Fabio Rossetti

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