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Le limitazioni fisiche: conoscere le proprie possibilità

Generalmente la cultura fisica si fonda sul presupposto della competenza del proprio corpo e della rivalità rispetto agli altri. Si suppone che questo costituisca uno stimolo al superamento dei propri limiti, ma si dimentica che è precisamente questa concezione quella che inibisce molte persone ad utilizzare il loro corpo ed a sperimentare cosa siano in grado di fare con lo stesso. A nessuno piace sentirsi inferiore, ovviamente, men che meno si vuole provare la sensazione di essere ridicolo o non “servire” a niente. Proprio per questo bisogna conoscersi per valorizzare i punti di forza.

Il proposito che mi sono imposto quando ho iniziato ad insegnare si fonda sul fatto che ciascuno deve avere come punto di riferimento se stesso, prima di tutto, proprio come io ho messo al centro della mia ricerca il mio corpo. Sarebbe bene abituarsi ad accettare i nostri limiti, senza considerarli un peso, senza mascherarli o prendersi in giro da soli pensando di non averne. Analizzarsi ed accettarsi significa iniziare a scalare una montagna, per raggiungerne la vetta, la quale non è altro che la corretta percezione di sé.

L’ideale della perfezione è un’ottima spinta a migliorarsi, sempre che non supponga l’autodistruzione sotto forma di un atteggiamento di rifiuto di noi stessi, nel momento in cui percepiamo che è impossibile essere perfetti. L’unico strumento di cui ognuno dispone è il suo stesso corpo e con lui deve lavorare, esprimersi e comunicare. Non c’è via di scampo. Proprio per questo continuo a studiare ed a sperimentare, perché vengono fuori sempre miglioramenti nella percezione di me stesso.
Esistono differenze individuali, come esistono differenze di statura, peso, colore dei capelli, etc.,  ma ciò che è comune a tutti è la capacità di imparare, anche se, naturalmente, il tempo richiesto ed il livello massimo al quale ognuno può arrivare è diverso. Per questo motivo bisogna sempre fare propria l’Arte Marziale, perché non si tratta solo di scimmiottare dei movimenti vuoti, ma di capire il limite del proprio corpo e della propria mente, dove si possono spingere insieme, coordinati.
Rendersi conto delle proprie limitiazioni è quindi molto importante tanto quanto lo sforzarsi nell’apprendistato delle tecniche, delle forme, delle varie combinazioni. Se sin dal principio esigiamo la perfezione da noi stessi, il cammino sarà pieno di dispiaceri e di frustrazioni: molto probabilmente finiremo con l’abbandonare, come è successo a tantissimi e come ho rischiato di fare io più volte, anche nel corso degli ultimi mesi. Bisogna accettarsi e tentare di migliorare. Anche se non ci sarà una notevole evoluzione, avremo fatto la cosa giusta, perché avremo speso delle energie per noi stessi, per conoscerci meglio e per tentare di crescere.
Ci sono tre condizioni necessarie che sono antecedenti all’accettazione dei nostri limiti fisici. Queste condizioni non vengono date per diritto divino, si acquisiscono e si sviluppano con la pratica. In primis, le attività proposte vanno dirette verso la presa di coscienza del proprio corpo e, insieme a questo, al riconoscimento dei suoi limiti. Ecco perché la maggior parte degli esercizi di base dei primi mesi servono per percepire lo spazio, per sondare il proprio equilibrio e per coordinarsi. Non a caso le basi vanno ripetute sempre e comunque, senza mai abbandonarle.
In secondo luogo, ci si deve indirizzare verso la coordinazione nelle sue due modalità: in quella che si riferisce alla relazione pensiero-azione e in quella che ha per oggetto l’interazione delle distinte parti dell’organismo in un’unità attiva. Mi pare evidente che esista una relazione dialettica tra i due termini della relazione: non si può giungere ad accettare il proprio corpo se prima non si è sperimentato cosa si possa fare con lo stesso e viceversa. 

Quanto meglio si conoscere il corpo, più forte è la disposizione a metterlo in gioco, a sperimentarsi. Di conseguenza, non esiste auto-coscienza se questa si appoggia esclusivamente sulla passività e sulla riflessione concettuale. Bisogna provare, sperimentare e sentire sulla propria pelle per poter prendere coscienza delle possibilità del corpo.

Fondamentale è capire i limiti del proprio corpo durante tutte le nostre attività quotidiane, con un sincero spirito di miglioramento, senza voler esagerare e forzare le proprie capacità. Infatti, uno degli scopi dell’apprendimento del Wing Chun Kuen è quello di eseguire le posture tenendo conto delle proprie possibilità individuali, poiché i benefici effetti della pratica non dipendono dalla perfezione della postura stessa, perché siamo tutti diversi. Di sicuro, ci dobbiamo allontanare dalla pratica che ci costringe a tenere posizioni che accentuino lordosi o cifosi, perché la nostra schiena e le nostre articolazioni ne risentirebbero sicuramente.

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