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L’arte pugilistica di Pirandello ovvero ‘Uno, nessuno e centomila’

Continua la collaborazione con il Coach, che mi ha inviato un vecchio scritto, sempre interessante! Leggetelo e fate sentire la vostra voce. Io, per conto mio, l’ho solo rifinito e c’ho messo un pochino del mio. Continuiamo così!

Un nome, molti nomi, un’Arte, molte Arti. Quello che è accaduto negli ultimi 30 anni nel mondo del Wing Chun Kuen va raccontato, perché è d’uopo che tutti sappiano e ben conoscano la storia della  nascita dei differenti modi per esprimere i segni grafici (永春拳) di questa Arte Marziale con nomi occidentali. Si tratta dell’interminabile ricerca del nome più esotico, del marchio registrato più accattivante.

Nella vita ogni uomo è stato testimone di un fenomeno e più tardi ha creduto di avere il diritto di possedere tale fenomeno. Questo dal punto di vista del Dao (道) significa meno di niente. La situazione qui sulla terra diventa pure peggio quando noi aggiungiamo le argomentazioni legali dell’inferno dei nostri tempi moderni: il diritto d’autore (copyright) e le sue implicazioni sociali.
Noi appassionati del Wing Chun Kuen abbiamo da ricordare questo: respiriamo e siamo sostenuti nel vivere dalla stessa fonte nell’universo e siamo creature molto speciali, con differenti forme (e programmi) che mostrano la nostra personalità. Abbiamo il diritto di essere separati e individualizzati, come pure essere connessi e relazionati (essere in comunità) a tutto il resto se vogliamo sopravvivere.
Noi dobbiamo guardare la nostra Arte allo stesso modo in  cui guardiamo la vita, né più né meno, altrimenti è inutile parlare di Taoismo e filosofie orientali. Abbiamo bisogno di avere molti punti di osservazione diversi per ragionare intorno ad argomenti critici, per esprimere delle opinioni circostanziate.
Se ragioniamo intorno alla pronuncia degli ideogrammi 永春拳, assistiamo alla solita ingestibile ricerca del copyright sui vari marchi di fabbrica: ecco che vengono fuori i vari  Ving Tsun, Wing Tsun, Wing Tsjun, Wing Txun, etc. I modi correnti di tradurre i caratteri cinesi sono moltissimi, ma possiamo capire quali siano edffettivamente i più corretti attraverso la comparazione di pubblicazioni, documenti e dizionari, in modo da ricercare la verità.
Vediamo anche l’esempio di 正 [zhèng] (significa corretto, eretto, dritto): spesso viene pronunciato come /Gèng/, ma viene scritto Zhèng. Però qui non abbiamo i problemi di copyright, quindi tutti sono concordi nello scrivere la parola nello stesso modo. Nella nostra Arte Marziale, invece, ci sono delle persone che hanno addirittura registrato un marchio per individuare la propria fetta di mercato!

Il linguaggio non è uno strumento che può essere proprietà di qualcuno in particolare, così come non può essere monopolizzata l’aria che respiriamo o l’acqua che beviamo! I loghi possono essere registrati e questo mi pare un perfetto diritto del suo creatore/possessore, ma  se il desiderio di comunicare è di mantenersi vivo, qualcosa deve essere permesso ad altri, altrimenti il gioco si inchioda e muore. I loghi possono avere il copyright, le parole no, specialmente se si tratta di un bene comune, quale è l’Arte Marziale!

Nondimeno questo è anche un sincero tributo ad un uomo che ha diffuso l’Arte, l’ha resa nota alla gente, nel bene e nel male, che ha dato vita a gruppi, eventi, discussioni e così via. Questo è vero, noi gli dobbiamo tutti essere grati. Questo uomo ha fatto da solo più che dieci dei suoi colleghi nel doppio del tempo, quindi questo gli deve esere riconosciuto.

Certamente non è infallibile, quindi noi lo elogiamo per qualcosa e lo incolpiamo per qualcos’altro, questo è lo stile dell’essere umano, ma lui ha fatto il suo lavoro. Lui ci ha mostrato la più versatile forma di arte pugilistica della nostra Arte Marziale, in crescita ed in continua espansione, come lo è oggi.

Dall’altro lato c’è anche la maniera tradizionale di concepire l’Arte, la Vecchia Scuola, ogni tanto contro interpretazioni personali, non per le questioni tecniche ma per le relazioni e le emozioni umane. Io non li chiamo tradizionali, visto che c’è sempre qualcuno che codifica i pezzi che lui ha visto funzionare “per lui”, che ha preso questo come parole scolpite nella pietra.

Oggi abbiamo un sacco di tecnologia, ma spesso è utilizzata male, per promuovere con modi preistorici la propria appartenenza ad un gruppo. Se diamo un’occhiata su internet, quanti siti di Wing Chun troviamo, che promouovono l’Arte nello stesso modo che veniva proposta 30 anni fa, con musiche imbecilli e animazioni schifose, con le classiche foto di Bruce Lee ed Yip Man come marchio di fabbrica?!

Finalmente ognuno dei due lati della stessa moneta deve seguire la regola d’oro: se funziona sarà da utilizzare, altrimenti sarà scartata, e prima di farlo dovrà essere trovato qualcosa di sbagliato al suo interno, prima di essere scaricata completamente. Ecco, io credo che per poter seguire l’addestramento, dobbiamo stare nel mezzo, per virtù della nostra crescita.

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