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La respirazione 2

Continuiamo il discorso di ieri. Durante l’espirazione, l’aria viene espulsa dal corpo mediante la centrazione dei muscoli del ventre e del petto, che contraiamo verso l’interno ma senza inclinare il corpo in avanti.

Nell’inspirazione, al contrario, inaliamo aria fresca precisamente grazie alla distensione della contrazione dell’addome e, di seguito, della zona costale e quella toracica.

La respirazione completa (inspirazione) consta, quindi, di tre fasi che possono essere regolate volontariamente in modo indipendente, anche se – tanto nell’inspirazione quanto nell’espirazione – si deve sempre cominciare dalla regione bassa dell’addome, allo stesso modo di quando si svuota una pompetta di gomma, premiamo la base, che poi lasciamo libera affinchè si riempia dal basso verso l’alto.

Vediamo fase per fase. Nella prima, eseguiamo la respirazione addominale o diaframmatica. L’espirazione si effettua attraverso il movimento del ventre dal basso verso l’alto, mentre l’inspirazione si realizza facendo discendere il diaframma; la parete addominale si muove quindi verso l’esterno, riempiendo d’aria anche la parte inferiore dei polmoni. Il torace deve rimanere immobile. Solo l’addome si muove, realizzando movimenti ondulatori. Questo modo di respirare, permette un rapido controllo del ritmo cardiaco e la normalizzazione dello stesso attraverso un notevole sforzo in un lasso di tempo molto scarso. Questo tipo di lavoro è molto utilizzato nella nostra pratica del Wing Chun.

Nella seconda fase abbiamo una respirazione media. Si respira per contrazione delle cestole e si aspira lentamente allargando il torace verso ambedue lati. Così, riusciamo a riempire d’aria la parte centrale dei polmoni, mantenendo immobili l’addome e le spalle.

Nella terza fase si ha la respirazione superiore. L’espulsione dell’aria si effettua abbassando lentamente le spalle, mentre l’inspirazione si realizza alzando le clavlcole e le spalle con la massima lentezza, mantenendo immobile la parte centrale del petto e dell’addome.

Logicamente, queste fasi o tipi di respirazione possono essere eseguite in modo isolato o con un solo movimento (totale), in accordo con la necessità o la finalità che desideriamo dare alle stesse.

Nella pratica del nostro Wing Chun Kuen si utilizzano tutte le varianti precedentemente descritte secondo il tipo di tecnica, la forma, il momento del combattimento, il recupero, la concentrazione o il rilassamento. Anche se non esiste una norma rigida, di solito si utilizza la respirazione media nella pratica di tecniche, l’addominale in esercizi di concentrazione e recupero, la totale in esercizi di rilassamento, recupero e distensione.

Ciò che bisogna tenere sempre presente è non solo il fatto che respiriamo per un terzo della nostra capacità funzionale minima, ma che la nostra schiena ed il nostro corpo devono rimanere eretti e rilassati per facilitare il flusso dell’aria tanto nell’inspirazione quanto durante l’espirazione. Questo bisogno si riflette perfettamente nelle posizioni tradizionali di tutti gli stili di Arti Marziali Cinesi (中国武), nelle quali si può apprezzare non solo la naturale posizione eretta della schiena, ma anche come la zona pelvica avanzi leggermente con la doppia finalità di facilitare l’entrata e l’uscita dell’aria dall’addome, così come per mobilitare il Ch’i, il prāṇa o l’energia vitale.

Ho fatto riferimento precedentemente al ruolo dell’ossigeno nella conservazione e nello sviluppo dei tessuti, del metabolismo cellulare. In questo senso, conviene aver presente che la carenza di ossigeno ad intervalli di tempo estremamente corti – inferiori a cinque minuti – può causare la nevrosi e la distruzione di cellule che, come nel caso del tessuto cerebrale, provocano mali irreversibili nella fisiologia, nella condotta e nella personalità dell’individuo, persine la demenza ed addirittura la morte. È necessario eliminare il rischio derivante dai colpi alla testa e i possibili KO che avvengono nelle competizioni o negli allenamenti le cui conseguenze, alla lunga, non ossigenando il cervello anche per pochi secondi, possono risultare drammatiche per il praticante.

La bioenergetica si basa, come la maggior parte delle discipline orientali, sul controllo e sullo sviluppo della respirazione con il fine di risolvere le disfunzioni e le alterazioni corporali ed emozionali. Naturalmente, tanto il mezzo quanto gli obiettivi mi sembrano assolutamente corretti. Nonostante ciò, mi assale un dubbio d’impostazione concettuale.

Per la bioenergetica l’uomo, passando alla posizione eretta, curvò la colonna vertebrale e modificò le strutture muscolari dell’addome, rendendo difficile la respirazione a causa del soffocamento. In questo modo, per via dell’impoverimento della respirazione e dell’apporto d’ossigeno, derivarono la maggior parte dei mali che lo affliggono, tanto metabolici quanto strutturali ed emozionali. La mancanza d’ossigeno è quindi la causa principale delle anomalìe.

Secondo la teoria dell’evoluzione, l’uomo, passando alla posizione eretta, sviluppò progressivamente la sua capacità cranica ed il tessuto cerebrale divenendo più intelligente. La contraddizione si trova nel fatto che se la teoria della bioenergetica è corretta, nella posizione eretta vi è minore apporto d’ossigeno e dato che questo è imprescindibile nella conservazione e nello sviluppo dei tessuti ed in particolar modo di quelli cerebrali, il cervello degli ominidi sarebbe dovuto degenerare, divenendo più piccolo con il passare del tempo invece che maggiore, secondo quanto afferma la teoria dell’evoluzione.

D’altra parte, conviene pensare anche al fatto che gli animali a quattro zampe corrono meglio in salita che in discesa, dato che per la forza di gravità la pressione dell’addome e delle parti intestinali sul diaframma genera affaticamento con principi di asfissìa. Con questo voglio dire che, fino a quando non conosceremo più profondamente il codice genetico e come si originano e si modificano le informazioni che esso racchiude, è abbastanza insensato sostenere la superiorità di una posizione o dell’altra.

La prova, a livello funzionale, si trova nel migliore impiego del meccanismo della respirazione, indipendentemente dalla teoria che elaboriamo su questa innegabile realtà. Nel campo dei fatti concreti, le Arti Marziali e allo stesso modo lo Yoga ed altre discipline, svolgono alla perfezione questo ruolo.

Infine, la respirazione ci fornisce informazioni sull’ambiente e sugli altri attraverso gli odori, che percepiamo nell’atto di inspirare l’aria dalle narici. Nell’aria si trovano sostanze volatili che incidono sul nostro comportamento e sulla nostra condotta in maniera diretta. Così, esistono odori rilassanti e suggestivi, come quelli delle rose e di tutti i tipi di piante aromatiche; odori stimolanti, come quelli delle numerose essenze naturali (rosmarino, timo, etc.); odori afrodisiaci, in linea di principio quelli provenienti dalle secrezioni degli organi genitali, il sandalo, l’incenso, etc., ed odori aggressivi, originati dalle ghiandole sudoripare in situazioni di stress, angoscia e paura, per citarne solo alcuni esempi.

Naturalmente, tutta questa gamma di odori incide sul nostro comportamento e sulla nostra condotta cosciente, così come sul nostro incosciente, dato che numerose sensazioni intense, piacevoli o spiacevoli, si associano ad un odore. Naturalmente, ogni volta che respiriamo dal naso.

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