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Intervista a Lino Paleari

Oggi incontriamo il Maestro Lino Paleari, discendente della Scuola di Wong Shung Leung.
Innanzitutto ti ringrazio per l’onore che mi concedi di essere presente nel tuo blog assieme a tanti altri appassionati di questa stupenda arte. Detto questo ci tengo a precisare che non mi ritengo un discendente della scuola di WSL, in quanto pur avendo studiato lo stile con più di un suo allievo diretto, ho conosciuto anche altre realtà, dalle quali ho appreso molto di quello che attualmente conosco.
Ci puoi dire qualcosa sulla tua vita? Quando hai iniziato a praticare Arti Marziali?
La mia principale attività è stata, sino a poco tempo fa, quella di ricercatore chimico e quindi mi sento “particolarmente” portato alla ricerca, nel senso più generale di questo termine. Ho praticato arti marziali sin da piccolo, ma solo verso i 30 anni, e quindi piuttosto tardi, è esploso questo amore che ancora adesso mi accompagna.
Con chi iniziasti a studiare lo stile Wing Chun? Quali sono stati i tuoi Maestri nel passato? E chi è il tuo attuale Maestro?
Ho iniziato nei primi anni novanta in modo sporadico e discontinuo, dal novantadue in poi mi sono dedicato intensamente allo studio di questo stile.
Sono passato, in modo discreto, attraverso varie associazioni: la persona che ricordo più volentieri è Franco Regalzi e, anche se è molto tempo che non lo vedo più, lo considero un ottimo insegnante ed un fraterno amico.
Da circa sette/otto anni non faccio riferimento a nessun Maestro in particolare, se non agli “scritti” che un grande Maestro cinese ha lasciato in eredità ai posteri.
Come si può diventare SiFu nella tua associazione?
Assieme agli allievi più anziani, nel modo più onesto e democratico possibile, proclamiamo sifu quegli studenti che dimostrano di possedere le doti umane e tecniche che riteniamo idonee per ottenere questo riconoscimento.

Quante ore ti alleni al giorno?
Oserei dire 24 ore al giorno, ormai è diventato un “modo di vivere”
Hai mai combattuto in contesti sportivi? Quando, dove e con quali risultati?
Non mi interessano i contesti sportivi, le arti marziali cinesi non sono nate per questo scopo.
Quante ore a settimana dovrebbe praticare uno studente per progredire in maniera seria?
È un discorso molto soggettivo, dipende da troppi fattori diversi tra loro e quindi non me la sento di fare una simile quantificazione. Mi sento di dire tuttavia che il motore ed il carburante principale è la passione, senza la quale non si va molto lontano.
Cosa ne pensi degli altri SiFu e dei loro metodi di insegnamento, nelle altre associazioni e Famiglie di Wing Chun?
Posso parlare solo per quelli che ho conosciuto personalmente, ed in verità devo ammettere che nessuno mi ha entusiasmato in modo particolare, anche se da tutti, indistintamente, ho sempre trovato qualcosa da imparare.
Possiamo sapere la differenza tra il tuo Wing Chun e le altre interpretazioni?
Rispetto ad altre realtà, o meglio rispetto a quelle che ho avuto modo di conoscere girovagando in lungo e largo per l’Italia e non solo, – e quindi non posso escludere che ne esistano altre a me ignote, – siamo molto più focalizzati sull’aspetto “mentale” delle arti marziali e meno sugli esercizi fisici.
Quali sono i concetti di combattimento su cui è focalizzata la tua Scuola?
Il principale concetto di combattimento su cui ci basiamo è quello del rilassamento e della conoscenza direi quasi maniacale delle meccaniche motorie del nostro corpo; poichè corpo e mente sono indissolubili ne consegue che lo studio dei processi mentali è ugualmente importante.
Ci puoi dire qualcosa sui ‘Bart Cham Dao’?
Su questo “strumento” di allenamento si potrebbe, a mio modo di vedere, parlare per intere pagine: per ovvi motivi non lo farò e mi limiterò a citare solo alcuni aspetti del loro uso, consapevole che, così facendo, ne tralascerò sicuramente altri altrettanto importanti.
Considero i doppi coltelli, assieme al wodden dummy e al lungo palo, un ottimo strumento per migliorare le tecniche a mani nude. In particolare con essi si possono efficacemente lavorare alcuni importanti principi tra i quali:
– i passi: sia per trovare il cosiddetto angolo cieco che per attaccare frontalmente l’avversario;
– le rotazioni: le quali permettono, utilizzando i pivot, di velocizzare tutti i movimenti, sia di difesa che di attacco;
– la coordinazione: migliorano la coordinazione dell’intero corpo, in particolare quella tra bacino, gomiti e polsi.
Ci puoi dire qualcosa sul ‘Luk Dim Poon Kwan’?
Vale lo stesso discorso fatto per i doppi coltelli, a differenza di quest’ultimi però tutti i movimenti vengono però eseguiti in modo molto più “corto”, seguendo i dettami della terza forma.

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