Infortunio: un motivo di crescita?

Da un po’ di tempo ho avviato una riflessione con alcuni dei miei studenti sulla questione INFORTUNIO. Negli anni mi è capitato un po’ di tutto, sia a livello personale, sia durante le lezioni svolte in palestra. Insegno dal 2007 e ne ho viste davvero di tutte le tipologie.

La maggior parte dei praticanti, oggi, si allena per il benessere fisico e psichico, ma bisogna pur sempre capire che stiamo praticando un’Arte Marziale fortemente contundente, anche se vogliamo prendere per noi capacità sempre più profonde che vanno oltre il piano fisico.

infortunio wing chunMolti di noi cercano la pace, intesa come equilibrio dello spirito, la serenità e la conoscenza di sé, ma è importante ricordare che la nostra è la cultura del Dao, della Via del Guerriero, che insegna a vivere la morte fisica come una possibilità accettabile. L’accettazione della morte è un momento fondamentale per qualsiasi guerriero o qualsiasi soldato moderno, perché ti permette di rinunciare all’emotività.

Non sono pochi gli Studenti che praticano proprio per la ricerca del Bo Liam, il concetto cardine del sistema HKB, il detachment di natura buddista. Ogni giorno sacrifichiamo il nostro corpo e lo mettiamo a dura prova nella Disciplina per andare oltre. Alcuni ci vedono una connotazione spirituale, altri più materiale.

Qualsiasi sia la scelta che ci porta a praticare HKB o in qualsiasi parte del percorso evolutivo noi siamo in questo momento, la chiave di volta è il DONARSI. Solo donando se stessi si può raggiungere l’elevazione spirituale e materiale, per arrivare al livello successivo. Questo comporta il mettere a rischio continuamente la nostra integrità fisica.

Ogni evoluzione, ogni conquista, ogni vittoria, per essere riconosciute tali, devono essere bagnate da un sacrificio rituale. Il sacrificio non può essere evitato, va accettato a cuore aperto, perché è un grande momento di crescita ed un passo in più verso l’elevazione spirituale. L’INFORTUNIO è un momento di crescita.

Diventare Maestro significa proprio arrivare a comprendere che per elevarsi, bisogna elevare gli altri. Per crescere, bisogna far crescere gli altri. Per questo il Maestro si dona completamente agli Allievi, affinché capiscano il senso profondo della rinuncia a sé e del donarsi come forma d’amore più grande, come quella del padre per i figli.

L’infortunio è qualcosa di essenziale. Sembra brutto da dire, ma è proprio così. Non conosco alcun atleta o praticante di arti marziali che sia arrivato ad un discreto livello senza aver mai subito un infortunio, al di là dell’entità dello stesso. Il dolore è una costante che ci accompagna nel cammino di crescita, anche se non deve diventare una sciocca ricerca dello stesso, come mi è capitato di vedere negli anni.

Andiamo a vedere quali sono gli infortuni più comuni. Anzitutto mettiamoci in testa che gli infortuni derivano dal contatto fisico di colpi ad alta energia (sia direttamente tirati alla persona, sia derivanti da proiezioni a terra), ma anche da reumatismi prodotti da leve articolari o compressioni degli arti, cioè da tutte quelle situazioni in cui vengono esercitate delle sollecitazioni estreme ed innaturali sulle articolazioni.

Infortuni? Sempre durante gli esercizi!

Il dato più importante su cui vorrei soffermarmi è il fatto che gli infortuni avvengono esclusivamente negli esercizi e non nello sparring. Durante l’allenamento, per un minore livello di concentrazione, ci si fa male e si rischia sempre di più rispetto ai ‘confronti’ (da noi li chiamiamo Skill Challenge) o allo sparring non collaborativo. Chiaro ed ovvio, poi, che la probabilità di riportare traumi è più alta in corrispondenza della maggior frequenza di allenamento.

Le arti marziali portano con sé un utilizzo eccessivo dell’apparato muscolo-scheletrico, che vede uno stress prolungato e altamente intensivo sulle articolazioni, sui tendini e sui e sui muscoli. L’intensa preparazione ed il tono muscolare spesso consentono di sottovalutare i sintomi di un potenziale danno.

Lo sviluppo dei muscoli permette ai praticanti di compensare una eventuale e parziale lesione legamentosa. Tra l’altro, chi pratica HKB tende a minimizzare gli infortuni e spesso a sopportare il dolore, sottovalutando i campanelli di allarme, come per esempio un dolore costante e prolungato, ma non così intenso da costringere ad interrompere gli allenamenti, fino a che non sono costretti a fermarsi.

Qinfortunio wing chunuello che mi sento di dire a tutti è che è necessario non abbassare mai il livello di attenzione sul proprio corpo o sui segnali di allarme che questo ci dà. Risulta fondamentale anche da questo punto di vista la guida dell’Insegnante, che, avendo già vissuto esperienze analoghe, può evitare di commettere errori controproducenti.

Nel corso degli anni, ho assistito a rarissimi infortuni importanti, ma la cosa che capita più spesso è assistere a lesioni da traumatismo ripetuto, che generano fastidiose e persistenti tendiniti del polso, della spalla o del gomito (le più usuali). Le articolazioni più esposte al trauma diretto sono quelle delle mani e dei piedi, sedi di fratture o addirittura dislocazioni, anche se di fratture ne ho viste solo due negli ultimi 20 anni.

La prevenzione degli infortuni è praticamente impossibile, ma possiamo utilizzare protezioni idonee e focalizzare l’attenzione sulla capacità di raggiungere la stessa concentrazione che si usa nel combattimento libero, riducendo in questo modo il rischio sia di farsi male che  di arrecare danni ai propri compagni durante le sessioni di allenamento.

Non entro nel campo dei danni recati da disidratazione o dall’abuso di sostanze eccitanti, il cui effetto deleterio si manifesta tipicamente al momento dello sparring. Nello specifico, situazioni come “ho finito il fiato” o “ho il cuore in gola” si verificano per uno scompenso tra richiesta funzionale e riserva cardiaca. Ne parleremo specificatamente un’altra volta.

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