Il Signor G

Lo so a cosa state pensando, cari amici. No no no, non sto parlando de “Il Signor G“, l’opera che l’indimenticabile Giorgio Gaber portò al Piccolo Teatro di Milano, nel 1970. Sto parlando di un altro fortunato signore, di cui voglio raccontare qualcosa, per capire se in Italia abbia o meno avuto una responsabilità nella decadenza del Wing Chun nel suo complesso.
Fino a pochi anni fa, il signore in questione era un perfetto sconosciuto o, meglio, uno deriso, per dir la verità. Ad un certo punto della sua carriera marziale (?), ha la fortuna di ritrovarsi tra le mani qualche migliaio di euro. Ecco che vede sette o otto volte un famoso Maestro europeo, comprando (non trovo parole più giuste) l’intero sistema del Wing Chun.
Corto circuito! Che cos’è questo intero sistema? Si tratta esclusivamente di aver visto tutte le forme, le sezioni, i movimenti e le tecniche proprie di questa Arte Marziale. Ora, il problema è sempre lì. Basta vedere una volta qualcosa per dire di conoscerla? Basta apprendere qualcosa da un video per dire di conoscerla? Per me no, ma può darsi che non sia così per tutti, vista la storia…
Il Signor G è diventato la salvezza di tutti gli Insegnanti di Wing Chun in Italia che volessero terminare il sistema, pagando qualche migliaio di euro per sfoggiare il loro bel pezzetto di carta. Questa cosa ha permesso a responsabili di grosse associazioni di potersi atteggiare a Grande Maestro, ma nel frattempo ha dato modo a perfetti sconosciuti di terminare il sistema (col pezzo di carta) e dedicarsi all’insegnamento.
Alcuni sono andati in gran segreto a prendere lezioni dal Signor G, altri pubblicamente, a seconda che si potessero vantare o meno di essersi allenati con lui… Inizialmente, quindi, questo Signor G ha potuto guadagnare migliaia di euro vendendo movimenti, ma poi c’è stato un fatto ad aver interrotto il giro del mercato.
Una volta terminato il sistema (sulla carta), la maggior parte degli acquirenti è sparita. Il Signor G, quindi, si è trovato in difficoltà, non riuscendo più a vendere niente. Cosa ha fatto allora? Ha tentato di richiamare il suo Insegnante, per poter comprare altro materiale da poter rivendere. Questi, però, ha ben pensato di non vendergli alcunché, dopo aver scoperto certe magagne che il Signor G ha fatto in Italia (forse ne riparleremo qui).
Oggi il Signor G è su Facebook, eppure, stranamente, nonostante tanti dei suoi acquirenti siano sullo stesso social network, non lo contattano, non ne richiedono l’amicizia. Strana la vita eh? Già, perché nessuno vuole che si sappia in giro che il Maestro Tizio ha terminato il sistema con il Signor G, proprio come l’altro signor Caio e la signora Sempronia…non si può sapere in giro, altrimenti che figura si fa?!
Eppure il Signor G gode della stima di qualcuno se troviamo ancora scritto in giro che attravero di lui si può “studiare il sistema nella sua interezza e nella sua essenza”. Alcuni si beano di aver “terminato il programma grazie soprattutto all’aiuto” di questo Signor G, al quale viene tributata “tutta la stima”. Vi assicuro che non è solo uno a scrivere una cosa del genere…  Il caso più eclatante è quello di un dottore che pur di fare in fretta, paga tutti, così da poter scrivere felice di aver appreso la totalità del sistema… Amen!
Il bello è che tutti si affrettano a finire questo beneamato sistema imparando la sequenza di movimenti della forma col bastone lungo (27 movimenti in tutto!) e con i coltelli (la famosa Bart Cham Dao). Tutto finisce lì, come se non ci fosse niente dopo questo, come se si pigiasse su un’interruttore On/Off, come se ci fosse la fine di una corsa (si arriva col fiatone, infatti, ma del portafogli!), un termine dopo il quale esiste solo il vuoto…
Ora, il caso del Signor G è emblematico, perché racchiude un problema profondo che sta dietro al Wing Chun, ma che non è estraneo ad altre discipline. La conoscenza si acquista, su questo c’è poco da sindacare, perché alcuni di noi scelgono l’insegnamento come professione ed è giusto che si riceva un compenso per un lavoro ben svolto. Il problema sta nel sistema dei gradi, delle cinture, dei titoli e della commercializzazione del sistema, che è ben altra cosa dall’apprendimento professionale di una materia.
Forse, come dicono alcuni amici degli sport da combattimento, nelle Arti Marziali tradizionali è possibile tutto questo, perché non si combatte, perché non si riceve un livello o una cintura per meriti sul campo. Forse. Non ne sono certo, sia perché questo accade anche in altre discipline, sia perché alcune Scuole ti fanno davvero sudare il titolo o il livello che devi raggiungere.
Il problema di fondo è a monte, sta nel creare un sistema di produzione e riproduzione capitalistico attraverso l’arte marziale. A quel punto la federazione diventa il tuo modo di produzione, che, attraverso cinture, gradi, merchandising e programmi completamente inutili ti permette di guadagnare, illudendo gli Allievi. Quanti di noi si sono sentiti forti dopo anni di pratica di questi sistemi tradizionali, fino al giorno in cui abbiamo preso il primo pugno in faccia dal nostro amico di qualsiasi sport da combattimento?
E allora giù scuse su scuse per dire che il nostro sistema era buono. Cari amici, il problema è sicuramente come alleniamo il sistema, ma anche cosa ci insegnano i nostri Maestri. La colpa, quindi, non è solo del Signor G, che ha commercializzato il suo ‘sapere’, rientrando e superando bene il suo investimento iniziale, ma soprattutto del venditore di quel sistema fallace, che rende invincibili agli occhi di inesperti (che poi sono il target di molti), ma completamente inefficaci rispetto a chi tenta di studiare il combattimento.
Delle due l’una: o ci mettiamo in testa che l’intero sistema va allenato e non solo visto, o ci accontentiamo di far bella figura con casalinghe, ragazzetti e persone insicure, che entrano in palestra per cercare sicurezza e ricevono in cambio illusioni, programmi mai testati, azioni improponili e non riproducibili all’esterno.  Eppure, fateci caso, nascono Scuole su Scuole appena un Allievo termina il programma, come se ci fosse una rincorsa a farsi i cazzi propri…a livello economico, si intende! Ecco allora la profusione di Master, Gran Master, SiFu e chi più ne ha più ne metta. Afferrato il bottino (che di volta in volta può essere il grado, la forma o il titolo), c’è la diaspora, alla ricerca del proprio segmento di mercato.
Ultima nota: penso che in futuro sarà bene raccontare anche un’altra storia, che vede coinvolto anche il Signor G, perché è bene che tutti sappiano cosa gira in Italia sotto il nome di Wing Chun (al di là delle deformazioni protette da copyright cui vogliono sottoporlo!). L’intero sistema, in sé, è una bufala, se non viene allenato. L’intero sistema, in sé, non serve a combattere. L’intero sistema, in sé, crea solo aloni di mistero intorno al detentore della conoscenza. Uccidete il vostro Maestro (in senso figurato, ovviamente) e buttate a mare il falso rispetto! Provate, testate e cercate il meglio per voi stessi. Non venite da me a cercare gradi, riconoscimenti, pezzi di carta, occhiolini o pacche sulle spalle, perché io non sono il Signor G.

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