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Emozioni: il motore del movimento nel Wing Chun Kuen

Un caro amico ha deciso di collaborare attivamente per far crescere questo spazio dedicato al Wing Chun Kuen, dandomi una mano, pubblicando ricerche e studi personali sull’Arte Marziale. Ringrazio quindi l’amico Coach, che è uno dei primi a rispondere al mio appello alla collaborazione. Io ho solo provveduto a rifinire il pezzo dal punto di vista stilistico, inserendo – ove possibile – gli ideogrammi necessari, i nomi delle tecniche, etc. Spero che questo invogli anche altri Fratelli a lavorare per la diffusione di una cultura specifica del nostro sistema.

Iniziamo oggi con un esercizio di base, che ci permette di imparare a riconoscere i segnali emotivi, le emozioni che il movimento provoca in noi e nel nostro sistema motorio, in modo da aumentare questa sensazione in modo consapevole e costruttivo.

L’esercizio non è un semplice drill di Dan Chi Sau, come una disattenta analisi potrebbe far supporre. La parte fondamentale sta nel lavorare sulle sensazioni e, secondariamente, sul movimento. Il processo qui presentato può essere praticato a livelli di difficoltà crescenti.
Per eseguire l’esercizio è necessario avere un partner. Posizionatevi uno di fronte all’altro in Yee Gee Kim Yeung Ma oppure in  Kei Luhng Ma. Non mi soffermo, per ora, sui probabili effetti dell’esercizio sulla postura. Entrambe i praticanti posizionano il braccio sinistro a mo’ di Taan Sau, in modo da incrociarsi proprio al centro, con il contatto poco dopo il polso. La mano deve essere ben aperta, con le dita ‘allungate’.
Iniziamo a chiudere la mano, fino a serrare il pugno, senza fare nessun movimento con il braccio. Ci troviamo, quindi, nella stessa posizione di Gwa Choi (掛錘) – di solito la chiamiamo col termine inglese ‘BackFist’, ma si fa riferimento al sollevare o appendere il martello…ne riparleremo -, che troviamo anche nella parte finale del Kwan Sau (捆手), nella prima sezione della Siu Nim Tau. Ritorniamo a mano aperta. Quella appena descritta è la tecnica di esecuzione dell’esercizio, dal punto di vista fisico.
Primo livello di esecuzione
Nella posizione iniziale, con la mano aperta (in difesa), cerchiamo di percepire il nostro braccio a contatto con quello del partner. Bisogna concentrarsi affinché nella mente sia percepito come rilassato, elastico, assorbente. Dobbiamo fare in modo che sia disposto a comunicare l’emozione che sta ricevendo al sistema nervoso-emotivo. Lasciamoci letteralmente attraversare da questa emozione, senza spaventarsi. Alcuni si potrebbero sentire sciocchi in questa fase, ma bisogna superare i primi stadi per avere dei feedback.
Nel momento in cui ci ritroviamo con la mano chiusa (in attacco), cerchiamo di percepisci il  nostro braccio come forte, vibrante di energia, potente. Una sensazione di sicurezza, una forza dirompente, penetrante, che faccia arrivare questa emozione al compagno, come se lo volessimo attraversare con la nostra energia.
Bisogna alternarsi e scambiarsi i ruoli per un paio di minuti o fino a che ci si sente a proprio agio. Consiglio di stazionare su ogni fase per almeno tre/quattro secondi, per poter percepire appieno l’emozione.
Secondo livello di esecuzione
Il secondo livello si specializza su un particolare aspetto emotivo, la frequenza specifica della fase, sia di attacco che di difesa. Quando ci troviamo a mano aperta, lasciamo entrare l’energia. Questa volta  permettiamo alla mente di percepire la paura, volontariamente. Più paura riusciamo ad avere e meglio è. Lasciamoci assorbire completamente dalla paura e acquistiamo familiarità con il processo.
Quando siamo con la mano chiusa, dobbiamo invece proiettare una intensa percezione di rabbia, collera (non odio perché è un’altra frequenza, andiamo fuori tema ed è abbastanza ingestibile a meno di grossi autogoal).
Anche qui è necessario eseguire l’esercizio alternando i ruoli per un paio di minuti o fino a che ci si sente a proprio agio. Consiglio di stazionare su ogni fase per almeno sei/otto secondi.
Terzo livello di esecuzione
Dopo aver allenato i primi due livelli, passiamo ad approfondire le diverse sensazioni che riusciamo a scoprire nel corpo quando eseguiamo l’esercizio. In parole più semplici, o è paura o è collera. Se ci sono altri tipi di emozioni abbiamo trovato un deposito di memorie che interferisce sui gesti, quali che siano, quando non abbiamo tempo per osservarli. Possono essere anche sotto forma di sensazioni di improvviso disagio nella posizione, tremolii immotivati e/o tensioni non necessarie in qualche distretto muscolare.
Non bisogna scavare oltre. Assieme al compagno, è necessario concludere la sessione di allenamento e dedicarsi a qualcosa di piacevole oppure rimanere nel silenzio a riflettere su lati del proprio carattere che non  si ricordava di avere. Si può procedere anche scrivendo uno sfogo su un pezzo di carta, può essere utile.
Quarto livello di esecuzione

Ammesso che i primi tre esercizi non abbiano creato effetti indesiderabili, passiamo a qualcosa di più convenzionale. Bisogna comunque aver sviluppato abbastanza coerenza e sensibilità con i precedenti livelli prima di procedere oltre.

Il quarto livello include il movimento fisico della colonna vertebrale in accordo con le fasi del braccio.  Quando la mano è in difesa, la posizione della colonna è in flessione (posizione a C o chiusa in maniera simile a quando si fanno gli starnuti, per intenderci). Quando la mano è in attacco, la posizione della colonna è in estensione, come quando ci si stira appena alzati.
Ripetere come usuale l’esercizio, con abbastanza tempo per riconoscere sensazioni, tensioni, e fino a che la capacità di concentrarsi non viene dispersa o appesantita dalla quantità di informazioni in gioco.
A questo punto ci si accorgerà che tutto era già presente nel primo livello e, probabilmente, se chi esegue il lavoro è una persona sensibile, se ne sarà già accorto. Il corpo si mette da solo in posizione di difesa o di attacco a seconda delle emozioni che gli vengono proposte, consciamente o inconsciamente.
Ricordo che un metodo (法 [fǎ] o Faat in cantonese) è una strada con dei segnali osservabili lungo un percorso metodico, con un inizio ed una fine noti, in modo da permettere a chiunque faccia i passi necessari di trovarsi almeno in uno dei passi osservabili e possa continuare, altrimenti non è un metodo.
Questo tipo di studio trova il suo background  nel lavoro di Thomas Hanna, Somatics, nelle applicazioni del Network Spinal Analysis di Donald Epstein, solo per citarne alcuni, tuttavia sono sempre state patrimonio della cultura cinese del Qì Gōng (氣功 o Hei Gung in cantonese). Molto spesso questi esercizi non vengono rivelati agli occidentali sia per mancanza di fiducia tra le due culture sia per l’impazienza di imparare nuovi movimenti e ancora nuovi e ancora e ancora…troppa fretta!
Oggi abbiamo visto che cosa viene prima del movimento e, purtroppo (o per fortuna!), è la parte più importate.

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