Contro l’ego

Il cammino del praticante di Wing Chun è senza dubbio un cammino di rafforzamento interiore ed esteriore, se l’Arte Marziale è vissuta con costanza e dedizione. Sun Tzu dice nell’Arte della Guerra: “Gli antichi guerrieri prima divenivano invisibili e poi si occupavano di sconfiggere il loro nemico“. La questione di fondo è chi o che cosa bisogna rafforzare in questo cammino di crescita. 
Chi è l’Io profondo che sta dentro noi stessi? Senza dubbio alcuno tutti voi sarete a conoscenza di più di un caso che prenderò per esempio adesso. Esistono alcuni (erroneamente chiamati) Maestri che si pavoneggiano di se stessi o della loro “Arte” e la utilizzano per sorreggere la messa in scena di un ego afflitto da diversi complessi. Quando un individuo supera i propri limiti attraverso l’allenamento, scopre allo stesso tempo la sua forza e la sua debolezza. Tale lezione non è vana, ma con il passare del tempo viene ricordata solo parzialmente. 
Siamo stati programmati per dimenticare le cose sgradevoli e per guardare avanti. Per questo motivo a nessuno piace ricordare la propria goffaggine nell’affrontare per la prima volta il Chi Sau oppure tutte quelle battaglie perdute contro se stessi o contro altri o, ancora, le volte in cui siamo crollati, anche se per un solo istante, per via della nostra fragilità psicologica.
Non esiste un luogo dove sfuggire alla sofferenza, siamo vulnerabili di fronte al dolore e allo scoraggiamento, al dubbio e all’afflizione. I momenti di pienezza sono rari ai giorni nostri e questa situazione, purtroppo, non cambierà mai, nemmeno con una formula magica o una pergamena d’oro che nessuno vi darà mai e, certamente, nemmeno io. Il massimo a cui aspiro è comunicare la mia esperienza per diffonderla e magari a qualcuno potrà servire in qualche modo. 
Per me esiste solo uno strumento che in condizioni ottimali può sostituire la sofferenza: lo sforzo cosciente, anche se non è di facile attuazione. La goffaggine di fronte al nuovo non ci abbandona mai ed il risultato è la scoperta del punto di partenza della vera saggezza, la consapevolezza della nostra ignoranza e, con essa, della nostra fragilità. 
Dice il grande Sun Tzu: “Colui che conosce se stesso e conosce il suo nemico, in cento battaglie non sarà mai in pericolo“. Persine Achille, il migliore tra tutti i guerrieri, aveva un suo punto debole, per non offendere gli dei. La mitologia dunque ci ricorda che la perfezione non appartiene all’uomo. Nonostante questo, l’uomo non si arrende e da sempre si affanna per cercare di arrivarci. Quando i Maestri di Arti Marziali comprendono il vero valore di tale concetto, insegnano il cammino della saggezza, non quello dell’egocentrismo. 
Ogni saggio conosce la forza della vita; ogni uomo di sapere sa anche che questa forza esiste solo come controparte della perenne fragilità. Il praticante di Arti Marziali sceglie quindi di lottare per rafforzarsi, per superare se stesso, ma non si dimentica mai della sua debolezza nascosta sotto una montagna di gratificanti idee sulla propria persona. 
Il Wing Chun è una proposta costante di superamento, perché già nel semplice svolgimento della nostra preparazione troviamo implicito il premio: il superamento dei nostri limiti, l’apprendistato dello sforzo cosciente e sostenuto, il rendersi conto e realizzare in qualche modo il fatto che qualsiasi limite può essere oltrepassato con la volontà.
Il punto di partenza di tale esperienza è conoscerci e saperci vulnerabili; senza tale percezione l’arroganza occupa inesorabilmente tutto lo spazio del nostro essere e con un tale comportamento tutto l’apprendimento è impossibile, tutta l’esperienza della vita è sterile. Coloro che di contro sentono che la loro forza proviene dalla loro stessa debolezza camminano per la giusta via. 
Fondare la nostra esistenza sulla base di poche conquiste, il cui principale valore risiede nella capacità che abbiamo di ripetercele o di raccontarcele amplificate da orpelli scelti appositamente, è veramente un brutto copione per il film della nostra crescita inferiore. Traiamo giovamento dalla pienezza quando approda nel nostro porto. Quando è il dolore a bussare alla nostra porta, guardate sempre più in là, facendolo così vostro alleato nel cammino della conoscenza: visto che deve apparire presto o tardi, che almeno serva da insegnamento. La verità normalmente brucia e punge con il suo duro aculeo, però la sua brezza rinfresca e rinnova le chiuse stanze dell’ego, aprendoci alla vita e al cambiamento.

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