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Combattere ed allenarsi a combattere

Quanti di noi si sono trovati di fronte al dilemma: continuo a praticare Kung Fu o inizio a fare altro, perché qui non si combatte? Beh, non so voi, ma io ci ho pensato tante volte… Però, poi, ho iniziato ad allenare il mio Wing Chun come se dovessi salire sul ring. Preparazione atletica, circuiti, focus, pao, colpitori vari, etc.

Ora, i puristi diranno certamente che questo non è Wing Chun, che nella tradizione di Shaolin non si usavano questi mezzi. Ebbene, oggi posso sinceramente dire che non mi interessano questi giudizi. A me interessa la resa dei miei ragazzi e la mia, sia in un contesto collaborativo che, soprattutto, in uno non collaborativo.
L’allenarsi al combattimento è, quindi, una delle pratiche costanti che io cerco di inserire nella testa dei miei ragazzi, così come in quella di tutti gli amici che praticano con me. Il mito delle ore private, all’interno del sistema, deve essere buttato giù. L’ora privata chiarisce un concetto, trasmette un particolare, aiuta a crescere in maniera precisa, ma scordatevi lo studio privato come avanzamento nella vostra pratica. Senza un esercizio costante, duro, solido e profondo delle vostre abilità, non riuscirete mai a saper applicare tutto quello che avete studiato.
Tanti di quelli che combattono sul ring lo fanno per affrontare se stessi e non per distruggere il proprio avversario; non c’è niente di personale. In alcune occasioni può esserci anche una componente personale, credo dipenda semplicemente dalla natura umana, ma non è sempre così.
Il più delle volte, invece, si combatte per affrontare i propri limiti, per perfezionarsi, per affrontare i propri demoni. Ecco, proprio qui voglio arrivare. Ogni volta che ci alleniamo e facciamo sparring – alcune tradizioni cinesi parlano di Gor Sao, “combattimento libero” -, cerchiamo di correggre i nostri errori, di superare i nostri limiti. Quante volte sarà capitato di tornare a casa insoddisfatti del proprio lavoro con i guanti? Ecco, è quello il momento in cui si cresce, perché si ha l’umiltà, ma anche la capacità di capire dove sono gli errori.

Il combattimento è un’allegoria della vita, pura e semplice, con tutto quello che ne concerne di positivo e di negativo. Spesso si tende a fare un distinguo fra sport da combattimento ed Arti Marziali. Io penso che l’Arte Marziale abbia al suo interno lo sport, inteso come attività fisica, così come il combattimento. Anzi, penso che l’Arte Marziale sia il combattimento per antonomasia!

Nel Wing Chun il combattimento è una parte integrante della pratica perchè segue la tradizione di Shaolin, dove i Monaci si cimentavano in combattimenti pesantissimi, nonostante si dedicassero per gran parte del giorno alla preghiera. I tre tesori non vanno separati. I Monaci combattevano per liberare la mente, così come facevano attraverso la meditazione e l’ascesi.
Prima di combattere il tuo avversario combatti le tue Paure. Le tre Paure del Wing Chun sono:

Tam – L’ingordigia: se vuoi colpire, verrai colpito;

Pa La Paura: se hai paura di essere colpito, verrai colpito; se hai paura di colpire, verrai colpito;

Mong – La confusione: Paura ed Ingordigia generano Confusione; nel combattimento essere confusi porta ad essere colpiti.

Questo va bene tanto nel combattimento quanto nella vita. Il Kung Fu è di tutti e può essere per tutti. Sta ad ogni persona che si avvicina alla pratica accettarne i principi ed allenarli, oppure rifiutare uno dei tesori di Shaolin e limitarsi a curarne uno. Combattere è un modo per mettere tutti di fronte ai propri limiti, sia caratteriali che fisici. Chi non si mette mai i guanti, non può sapere cosa si prova…

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