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[Armi] Luk Dim Poon Kwan 2

Ne accennai qui parecchio tempo fa (Il Palo Lungo, un mito alla portata di tutti e Luk Dim Poon Kwan; un video esplicativo: Tributo al Gran Maestro Tang Yick), ma è bene riprendere il discorso sul palo lungo. Molti praticanti di Wing Chun Kuen sono affascinati dalle armi tradizionali di questo stile, perché rappresentano la fine di un percorso di studi ed il mezzo della comprensione del sistema di combattimento studiato per anni. Il mistero che avvolge il Palo Lungo ed i Coltelli che utilizziamo è legato anche ad un fraintendimento: sarebbero solo un completamento dello stile e nulla di più…

Ora, stante il fatto che la maggior parte degli insegnanti di questo sistema non conosce l’utilizzo delle armi, bisogna considerare il problema di poterne apprendere solo le forme (complesse quanto volete, ma si tratta sempre e solo di movimenti determinati!). Pochissimi sono gli Insegnanti che utilizzano questi strumenti per migliorare e, soprattutto, per permettere agli Allievi di fare progressi. 
Non è un caso che vengano considerate tanto nella cultura cinese, da esser addirittura chiamate “il padre e la madre” (i coltelli) e “l’insegnante” (il palo). Eppure ci sarà un motivo per cui i pugni vengono considerati “i figli”, no? Sarà mica perché le armi sono le basi per il sistema a mani nude? Fateci caso: anche i praticanti esperti riescono a crescere tecnicamente attraverso l’utilizzo delle armi!
Così come nel sistema a mani nude, le armi ci insegnano a prendere contatto e sfruttare i ponti creati con l’avversario, ovviamente a distanze differenti. Di fronte ad un avversario armato, il combattimento con i coltelli o con il palo in pugno non permette di controllare l’azione, ma è finalizzato a terminare l’attacco con colpi definitivi. 
Spesso si passa dal disarmo dell’aggressore, quando la via è occupata; dall’uso delle armi deriva anche la comprensione del concetto di contemporaneità di difesa ed attacco. Non esiste attacco senza difesa, così come non esiste difesa senza attacco. Ogni azione deve essere il preambolo per quella successiva. 

Per quanto riguarda l’uso del corpo, poi, le armi favoriscono la corretta comprensione dei movimenti della colonna vertebrale e dei piedi, suggerendo la giusta coordinazione tra le articolazioni. Non è un caso che l’uso della struttura sia così connesso all’impugnatura del palo lungo: da questo semplice gesto si può capire se un praticante ha immagazzinato le idee di base per un corretto allineamento posturale.

L’insegnamento principale del palo è contenuta nel nome stesso di Luk Dim Poon Kwan, “il bastone da sei punti e mezzo”: ognuno di questi punti viene interpretato da ogni famiglia come un’azione specifica o come un principio. Per esempio, tra i discendenti di Fung Siu Ching (quello che chiamiamo Siu Lam Weng Chun) si parla di sollevare, puntare (o tenere il punto), sbarrare (e crearsi spazio), deviare, tagliare, avvolgere (con un cerchio, assorbire) e fluire (il mezzo punto). Si tratta di concetti applicati sia in attacco che in difesa.

Come diciamo spesso, il Wing Chun Kuen è un’Arte Marziale concettuale. Proprio per questo i movimenti che eseguiamo con il palo seguono in modo quasi scolastico i concetti che apprendiamo nel corso dei nostri studi. Lan Kwan, per esempio, è il movimento che usiamo per sbarrare la strada all’attacco avversario. Può essere fatto in qualsiasi direzione, l’importante è che blocchi l’avanzata dell’opponente.

I movimenti frustati, invece, sono quelli in cui il palo viene fatto vibrare con il tipico utilizzo del corpo, che dona elasticità al pezzo di legno. Negli esercizi di base, che utilizziamo anche per avere un primo approccio della gestione del corpo nel combattimento a mani liberi, troviamo spesso movimenti verticali ed orizzontali del palo, che viene lanciato e ripreso con un movimento di controrotazione, il quale parte dall’interno del corpo e arriva sino alle mani, per essere poi trasferito all’arma.

Una delle massime più importanti nell’utilizzo del palo è che, in applicazione, il bastone non emette due suoni (Kwan Mo Leung Heung). Si può intendere in vari modi, ma credo che il modo migliore sia quello di comunicare al praticante la strategia ideale: difendere ed attaccare in una sola azione. Spesso questo concetto non viene riportato nel lavoro a mani nude ed ecco il motivo per cui assistiamo ad allenamenti estenuanti di Chi Sau, in cui nessuno dei praticanti pensa a questa strategia fondamentale di contrattacco simultaneo.

In tutti i lavori che eseguiamo, come gli attacchi di punta oppure gli affondi in Ma Bu, stiamo molto attenti alla ripartizione del peso sulle gambe e sulla gestione del baricentro, perché è qui che risiede la chiave per una corretta interpretazione e per un corretto utilizzo del palo. Non è un caso che sia l’Insegnante, no? Ecco, proprio dall’utilizzo di questo strumento possiamo migliorare le nostre capacità. Non parliamo, poi, di quanto sia allenante dal punto di vista fisico e relativamente al footwork!

Per percepire miglioramenti sulle proprie capacità bisogna assolutamente ripetere più e più volte ogni singola azione che possiamo produrre con il palo. Per farlo, ogni famiglia ha elaborato una forma, affinché tutti i principi fossero ricordati ed allenati. Nel lineage di Yip Man, con la mediazione di SiJo Leung Ting, abbiamo una forma brevissima, in cui riusciamo a contemplare tutti i movimenti, ma è un lavoro abbastanza scarno se paragonato ad altre forme.

Per esempio, in quello che viene chiamato Siu Lam Weng Chun ci sono più forme, ognuna delle quali sviluppa una data capacità del praticante. Dopo aver passato del tempo a rinforzare il proprio corpo con una forma specifica di potenziamento, si apprende la forma con il bastone, dedicata allo sviluppo delle proprie conoscenze e capacità nel combattimento a mani libere e con il bastone stesso. Mi pare importante notare che la maggior parte dei Maestri suggerisce di praticare questa forma con vari tipi di bastoni e pali, per saggiare le proprie capacità e per allenarsi in modo proficuo.

Solo in alcune famiglie è stato creato un oggetto assai affascinante quanto utile alla pratica, che possiamo definire come “pupazzo di legno per il palo”. Si tratta di una struttura fissata a parete, nella quale vengono posizionati dei pali, contro i quali il praticante si allena, come si fossero gli attacchi di un avversario; si tratta del corrispontente pupazzo di legno che utilizziamo a mani nude…

Quando si lavora i coppia, invece, l’allenamento è così vario, che potremmo davvero costruirci un sistema sopra! Si possono allenare singoli attacchi e singole risposte; si può allenare il Chi Kwan, l’omologo del Chi Sau con il bastone in mano; possiamo allenare i passi, veloci ed esplosivi; possiamo allenare anche il combattimento libero, ma sempre facendo molta attenzione, perché con le armi in pugno non si scherza.

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